D come dono, D come difficoltà

D come dono, D come difficoltà

Vi chiederete perché ho scelto due parole per rappresentare la D: il gesto di donare o ricevere qualcosa e la difficoltà di azione, ad esempio non riuscire a camminare, aprire bocca o comporre un numero di telefono…

In questo modo vi sto proponendo di provare a considerare Dono e Difficoltà come due facce della stessa medaglia, che da punti di vista differenti esprimono il tema della relazione con il mondo esterno, per invitarvi ad abbandonare il modo di ragionare diurno, dato che il sogno parla la lingua dell’inconscio che non si esprime per deduzione, ma per associazione, e diventa più comprensibile se lasciate la vostra mente libera di seguire in contemporanea due piste divergenti.
Ho notato, infatti, che molte persone quando provano a spiegarsi un sogno adoperano frasi come “Ho fatto, ho detto questo, perché…” e cercano subito un collegamento con gli eventi quotidiani che stanno vivendo. L’atteggiamento più adatto invece è quello di scollegarvi temporaneamente dalla vita quotidiana e di entrare completamente nel sogno per farvi solo delle domande che lo riguardano: “Perché nel sogno ho fatto, ho detto questo?”, lasciando che le risposte emergano spontaneamente e accettando tutte quelle che arrivano, anche se sono in contraddizione tra di loro. (altro…)