da Gloria | domenica, 20 Novembre 2016 | psiche, sogni
Con la loro enigmatica precisione i sogni mettono in scena le nostre dinamiche interiori. Modelli di reazione appresi fin da piccoli, che agiscono dentro di noi in modo silenzioso e inconsapevole, ma capace di condizionare le nostre relazioni quotidiane.
I sogni inventano ogni notte delle rappresentazioni dove avvengono incontri, scambi e dialoghi con personaggi che possono avere l’aspetto di persone vicine e conosciute, ma che sono sempre nostre voci interne.
Le persone oniriche non vanno mai prese alla lettera in tutto quello che fanno e dicono nel corso del sogno, ma vanno spogliate progressivamente delle maschere che indossano, fino ad arrivare a ciò che riconosciamo come nostro, e solo a questo punto possiamo osservare e comprendere i loro messaggi.
Che voci stanno parlando dentro di noi? Come dialogano tra di loro? Di cosa ci parlano?
Il sogno è uno specchio sempre aggiornato di quanto avviene inconsciamente dentro di noi durante il giorno e il lavoro con i propri sogni è uno strumento di osservazione e di ascolto delle nostre dinamiche emotive.
E funziona come uno spettacolo teatrale al quale assistiamo dal buio della sala, mentre stiamo dormendo, come spettatori che osservano ed ascoltano, partecipano e si appassionano senza essere coinvolti direttamente sulla scena, dato che il tutto avviene mentre stiamo dormendo profondamente.
E queste rappresentazioni notturne, se ci occupiamo di loro con curiosità e attenzione, ci aiutano ad osservare da una posizione sicura come ci relazioniamo con noi stessi e con gli altri e a capire quanto siamo vicini o lontani dalla nostra personale verità sulle cose.
Infatti, anche se abbiamo una discreta consapevolezza delle ferite psichiche che abbiamo subito nei primi tempi della nostra esistenza e conosciamo i nodi emotivi che intralciano le nostre relazioni, anche se abbiamo capito come ci hanno condizionato e come colorano le nostre attuali reazioni emotive, raramente siamo in grado di sentire queste dinamiche in azione dentro di noi in tempo reale.
I sogni, invece, in quanto suggeritori puntuali e desiderosi di collaborare, illuminano con un flash le zone oscure delle nostre esperienze emotive, perché nessun sogno si ricorda “per caso” e ogni personaggio che compare è un attore che si mette al servizio di una dinamica affettiva interna, per farcela vedere da una posizione di sicurezza e darci la possibilità di abbandonarla o modificarla.[/learn_more]
E’ davvero sorprendente accorgermi, nei nostri laboratori, come il modo, il tono, le espressioni e i gesti della persona che racconta un sogno mettano già in luce gli elementi chiave che poi ci guidano nel lavoro di esplorazione collettivo.
Chi ascolta, infatti, reagisce al racconto coinvolgendosi più o meno intensamente, secondo la sua personale risonanza, e solleva una maschera che fa emergere un aspetto nascosto dei personaggi in scena, finché al portatore del sogno appare evidente la sua dinamica interiore e come ne è imprigionato senza rendersene conto.
Con la dovuta riservatezza vi racconto un breve frammento del lavoro interessantissimo che abbiamo fatto qualche sera fa grazie al sogno di una partecipante al Laboratorio e che ha regalato a tutti i presenti la possibilità di rispecchiarsi su un tema molto difficile: l’abuso psicologico familiare.
La collega ci racconta di una serie di sogni angosciosi di abuso, dei quali però ha memoria solo di qualche particolare in una scena buia, che la svegliano nel mezzo della notte con il cuore in gola e che nel corso del lavoro lei collegherà agl’incubi che faceva da bambina, dove scappava da un pericolo che non vedeva e che però non la raggiungeva mai.
“Nel sogno c’è mio padre, ma è chiaro che è un fantoccio, perché so che non è davvero lui…”
Un’affermazione pronunciata più volte e così vera che sotto la maschera paterna dopo un po’ che lavoriamo emerge quella materna e poi una dinamica familiare che la sognatrice conosce molto bene. Eppure riesce ancora a spaventarla!
Aggiunge che da tempo lei s’interroga su quanto ci sia di vero in questi sogni, ma finora non ha trovato una risposta certa.
Come possiamo usare questi sogni così toccanti e angoscianti?
Ricordandoci che il teatro è dentro di noi e che siamo i registi inconsapevoli ma sinceri di quel sogno, che ha messo in scena i personaggi interiori che ci dominano silenziosamente.
Lo scopo è darci la possibilità di modificare consapevolmente la scena interna, liberando la nostra vera voce che non vede l’ora di piangere, urlare e trovare chi la sollevi del peso che porta da sempre.
La dinamica di abuso che la partecipante racconta, perciò, è in azione nel qui ed ora dentro di lei e si tratta solo di capire come e quando agisce.
Ed emerge che il padre-fantoccio è una parte di lei che si è costruita copiando suo padre, ma subito sotto c’è sua madre che parla per lei in alcuni atteggiamenti che la sognatrice crede suoi e ai quali si adegua. E il padre e la madre interiorizzati, adesso come allora non vedono e non sentono la bambina che vive dentro di lei e che grazie ai sogni angoscianti sta bussando alla porta della sua coscienza per essere finalmente svelata, ascoltata e accolta.
(Tra parentesi, più ci fa provare sensazioni sgradevoli o assurde, più forte e importante è il messaggio di cui il sogno è “portatore sano”. Come ho già scritto altrove, gl’incubi sono spesso i migliori aiutanti proprio perché ci svegliano e si fanno ricordare, bucando il velo opaco della coscienza diurna)
Ci vuole tanto amore e pochissimo giudizio nei confronti delle nostre dinamiche inconsapevoli e malate per fare quest’operazione, ma quando accettiamo di riappropriarci dei personaggi che ci tormentano nei sogni e li leggiamo in questa nuova versione, accadono piccoli e liberatori miracoli…
Così facendo ci sentiamo profondamente e senza alcuna paura, scopriamo quanto dolore teniamo nascosto a noi stessi e quanti desideri vitali lasciamo inespressi, sperando segretamente che qualcuno ci aiuti a realizzarli. E di sogno in sogno, illuminando nodi emotivi e ferite psichiche, cominciamo sul serio ad essere i veri e unici registi della nostra vita da svegli!
Ringrazio ancora una volta i colleghi che partecipano ai Laboratori del Ruolo Terapeutico per la loro grande generosità e il coraggio che dimostrano nell’affrontare i propri mostri notturni!
A chi non l’ha mai visto suggerisco il film Monsters & Co, un cartone un po’ datato (2001) ma che coglie con leggerezza l’essenza delle nostre più oscure paure infantili.
da Gloria | domenica, 2 Dicembre 2012 | sogni
Il mio scopo in questo blog è rendere chiunque lo legga, e partecipi raccontando i suoi sogni, capace di capire i messaggi che racchiudono.
E’ un processo di conoscenza che cresce un po’ per volta e quindi non abbiate fretta di capire subito tutto.
Cominciate a stabilire un rapporto di fiducia con la parte più vera di voi, che di notte si esprime più liberamente che di giorno, ricordando e annotando i vostri sogni.
E presto vi contatterà regolarmente attraverso altri sogni o lampi d’intuizione durante il giorno. Cercate sempre di ascoltare su quali questioni ed emozioni vi porta a riflettere, anche se vi sembrano “insensate e inaspettate”.
Ma soprattutto resistete alla tentazione di chiedere a me tutte le risposte!
Non posso interpretare i sogni al vostro posto, perché solo chi ha sognato può farlo. E avrei comunque bisogno di farvi delle domande e di ascoltarvi in diretta, di stabilire cioè un contatto personale.
A questo scopo proporrò periodicamente a Milano degl’incontri di mezza giornata a piccoli gruppi, che segnalerò anche su questo blog, per comprendere insieme i vostri sogni e darvi istruzioni concrete e personalizzate.
Adesso proverò, attraverso il sogno raccontato da una lettrice, a darvi altre informazioni su come adoperare i sogni che si ripetono.
Il sogno di Barbara (altro…)
da Gloria | lunedì, 30 Luglio 2012 | sogni
Quando ti capita di fare un sogno ricorrente spesso la prima impressione è lo stupore.
Un’emozione che apre inevitabilmente qualche interrogativo su quello che succede quando dormi profondamente e non sei “cosciente”, almeno non con la stessa vigilanza che eserciti ad occhi aperti. E che può farti sorgere il sospetto che ci sia una logica in quel caos apparente, che ogni notte ti fa vivere come fossero vere situazioni al limite dell’assurdo, o può rivelarti che tu non sei solo la persona che durante il giorno sente, pensa, agisce e sceglie consapevolmente, ma sei anche un’altra persona, che durante la notte pesca in uno smisurato archivio d’informazioni “segrete” e crea qualcosa di nuovo e originale, di fuori dal comune, di magico, di esclusivamente tuo…
Il fatto che un sogno ritorni è, però, un evento straordinario anche per chi ha una certa confidenza con i sogni e se li ricorda facilmente, e genera comunque una sensazione di stupore, che può aprire la mente a possibilità che danno un briciolo d’inquietudine. Ad esempio l’idea che dentro di te ci sia uno specifico e personale archivio dei sogni dove qualcuno, che non sembri essere tu, può ripescare a piacere un sogno che hai già fatto e riproportelo come se niente fosse.
Per qualcuno, poi, è proprio un sogno ripetuto a risvegliare per la prima volta la curiosità nei confronti del mondo onirico, perché diversamente dagli altri sogni, non solo ci si ricorda di aver sognato ma anche di aver già fatto quel sogno.
Lo stupore e la sensazione che dentro di te sia accaduto qualcosa di straordinario sono, in effetti, due calamite per la tua attenzione e ti fanno svegliare in modo diverso dal solito, perché una parte di te si alza e si mette in movimento, mentre un’altra rimane a lungo assorta, talvolta per tutto il giorno, in cerca di una spiegazione di quest’evento notturno fuori dal comune. E resta immersa nel mondo onirico, lasciando aperta una porta di comunicazione tra il mondo della notte e quello del giorno, che di solito si chiude quando apri gli occhi e che, se non ti concentri, cancella in pochi secondi tutto quello che hai sentito, pensato, fatto e scelto mentre sognavi…
Detto con un’immagine, quando nella tua vita compare un sogno ricorrente è come se tu fossi davanti ad un ascensore pronto a portarti al piano di sopra della tua coscienza e devi scegliere se salirci o lasciarlo ripartire senza di te!
Provare a ricordarti quando hai già fatto quel sogno, perciò, è il modo più diretto per scoprire cosa ti sta succedendo in questo momento e a quale cambiamento di coscienza sei chiamato dal tuo sé profondo, che in buona parte resta inconscio, cioè inviolato e non conoscibile dalla mente logica, e affiora alla tua consapevolezza attraverso i sogni, o quando impari a capire la lingua simbolica che questa parte inconscia adopera per comunicare con te.
Se non riesci a recuperare questa informazione dalla tua memoria, hai però a disposizione un altro metodo: cerca le differenze!
Hai presente i due disegni che a prima vista sono identici ma che ad un’osservazione più attenta rivelano un certo numero di particolari diversi?
Nelle differenze tra il sogno di oggi e quello/i che hai già fatto e ti sembra/no identici è racchiusa l’informazione che il tuo sé onirico ti ha invitato a cercare con un sogno ricorrente. E cioè:
A quale diversa consapevolezza di chi sono oggi e di cosa voglio adesso dalla mia vita è giunto il momento di aprire gli occhi?
da Gloria | domenica, 1 Aprile 2012 | sogni
Ti sarà senz’altro capitato di svegliarti da un sogno pensando: questo sogno l’ho già fatto!
Ma un sogno identico ad un altro non esiste. Ogni sogno è unico e, se hai l’impressione di aver fatto esattamente lo stesso sogno, è perché somiglia straordinariamente ad altri sogni che hai già fatto, e che proprio in quel momento ti tornano in mente perché sono tante versioni diverse di un stesso “discorso” onirico.
Il sogno ricorrente non è un sogno che si ripete, ma una serie di sogni con molte caratteristiche in comune, come ad esempio essere interpretati dagli stessi personaggi, raccontare la stessa vicenda onirica o svolgersi sempre nello stesso scenario.
Ognuno di questi sogni, però, per quanto somigli agli altri della serie contiene sempre qualche piccola e sostanziale differenza, per suggerire che dentro di te è in atto un movimento emotivo già conosciuto che può essere ripetitivo o evolutivo. Ma ci arriviamo dopo. (altro…)
da Gloria | domenica, 11 Settembre 2011 | sogni
Due giorni fa ho fatto un sogno molto particolare e ho deciso di usarlo per mostrarvi con un esempio personale cosa vuol dire portare i messaggi del sogno nella vita diurna e trasformarli in atteggiamenti nuovi e azioni concrete.
Perché ho scelto questo sogno?
Per tre sensazioni precise che ho avuto ieri, il giorno dopo averlo fatto.
La prima è che ho sentito il sogno, fatto proprio la notte precedente il mio compleanno, come un regalo simbolico offertomi dal mio sé profondo; la seconda è l’intuizione che mi ha rapidamente attraversato al risveglio di un misterioso collegamento tra il sogno e il lavoro di questo blog; la terza è che ieri mi è venuto spontaneo raccontarlo ad alcune persone, tra cui Matteo Pavesi. Il quale, quando ha saputo il titolo che gli avevo dato, mi ha subito detto sorridendo: scrivi un post!
Ho colto al volo il suo suggerimento e appena ho cominciato a “mettere le mani” sul sogno ho capito che, in effetti, un collegamento c’è…
Ecco il testo del sogno:
Tutte le persone che incontro sono circondate da un alone di parole lievemente luminescenti, che ruotano intorno al loro corpo con traiettorie diverse e s’intersecano formando una rete che li avvolge completamente.
Io le vedo e riesco a leggerle, non so come faccio, ma capisco che la rete di parole luminescenti è una specie di codice che rivela il cuore di ogni persona. Sono affascinata da tutto quello che leggo, ma sono anche un po’ confusa quando mi accorgo che le persone non si rendono conto di essere così trasparenti…
Sento che sto per svegliarmi perché cambio posizione nel letto e immediatamente, nel torpore precedente al risveglio, mi dico:
Aspetta… nei giorni scorsi hai sognato molto ma poi ti sei svegliata troppo in fretta e non sei riuscita a prendere neanche un appunto su tutti quei sogni… stavolta ricordati.
Mi rimetto nella posizione di prima, rientro nel sogno e lo osservo, ma sta già svanendo, e per ricordarmi le emozioni che ho sentito mentre sognavo cerco in fretta un titolo. Mi appaiono queste parole: sono la filologa del cuore.
Mi sveglio e guardo l’orologio. E’ ancora presto per alzarmi, mi rimetto a dormire e ricomincio a sognare.
E’ buio e sono su una pensilina in attesa di un tram, il 21. Accanto a me c’è una giovane mamma con il suo bambino, che non deve avere più di un anno, seduto nel passeggino. Nell’attesa chiacchieriamo, ma io sono molto affascinata dallo sguardo del piccolo, che non sa ancora parlare e che mi osserva intensamente e mi sorride con l’espressione maliziosa di un adulto.
Vedo in lontananza il 21, è un jumbo-tram bianco, ma sembra non arrivare mai. Dopo un po’ volto le spalle ai binari e vado verso un parapetto da dove vedo dall’alto il tram bianco come se fosse sotto di noi, ma è bloccato dal traffico.
Dopo un bel po’ arriva e saliamo. Nel frattempo io e il piccolo abbiamo fatto amicizia giocando. Io e la giovane mamma ci sediamo vicine, lei tiene il suo piccolo in braccio ma il bambino passa continuamente dalle mie alle sue braccia, pieno di allegra vitalità. Mi accorgo che ho molta familiarità con la giovane mamma, come se la conoscessi da tempo.
Quando arriviamo alla nostra fermata, il bambino è in braccio a me. La mamma si alza, prende il passeggino e io un po’ stupita le chiedo: lo fai scendere con me? E lei sorridendo mi risponde: Ma certo! Se lo tieni tu, mi fido come se lo tenessi io…
Mentre scendo attentamente gli scalini del tram, provo molta gratitudine per la giovane mamma e sono felice di stringere tra le braccia quella piccola deliziosa creatura dallo sguardo malizioso… (altro…)